About

Sono nato a Bari, nel giugno del 1966 ed ho (quasi) sempre vissuto nell’hinterland barese. Lettore vorace di tutto ciò che riguarda la divulgazione scientifica, sin dall’età della ragione sono stato affascinato dalla tecnologia, anche se ai tempi della mia infanzia il massimo che ci era dato di vedere  in ambito videoludico, a parte i flippers rigorosamente elettromeccanici, era una consolle Atari  con due manopole circolari che si collegava alla tivu’  (ma solo a quelle più moderne) con cui si giocava una simulazione di una partita di ping-pong. Pur avendo la possibilità di giocare su di un tavolo da ping pong vero, chissà perchè la possibilità di interagire con quella scatola dal contenuto misterioso ci prendeva così tanto da farci dimenticare qualsiasi cosa, financo le interminabili partite di pallone al campetto sotto casa. Verso la metà degli anni ’70 anche nel profondo sud iniziò a diffondersi la moda videoludica nei bar e nei locali di ritrovo; così, nel giro di pochi anni, gloriosi passatempo durati decenni come il calcio balilla, il biliardo coi funghi e il tressette a tavolino finirono rapidamente in pensione, appannaggio di pochi affezionati sostenitori ostinatamente demodè. Risale forse a queste prime esperienze il mio interesse verso le tecnologie digitali, avendo intuito inconsciamente che questi pupazzetti elettronici, allora nemmeno colorati, sarebbero state le avanguardie di un cambiamento epocale.

Da allora è stato un crescendo di curiosità intellettuale, spinta da un’inesauribile ricerca di cose sempre nuove da vedere e sperimentare. Comprai il mio primo computer nel 1982, l’anno dei Mondiali di Spagna; un Sinclair ZX  Spectrum che conservo ancora gelosamente, sebbene non più funzionante, con cui sbeffeggiavo i poveri possessori del Commodore 64 grazie alla RAM da 48 Kbyte (!) di cui era dotato.

Ben presto però passai ad altro: mi innamorai rapidamente di un Apple IIc usato, ma le mie finanze non mi consentivano gli esborsi già allora esosi del marchi della mela.  Solo nel 1986, in società con un amico,  riuscì a diventare comproprietario di un Apple. Un glorioso Macintosh Classic, rigorosamente in scala di grigi, che occhieggia ancora oggi seduto su uno scaffale dietro alla mia scrivania. Da studenti squattrinati, il Classic ci trasformò improvvisamente in imprenditori rampanti nel campo delle nuove tecnologie. I primi anni della rivoluzione del Desktop Publishing ci trovarono pronti in prima linea ad impaginare tesi, periodici locali, libri, CD-Rom multimediali, fanzines e manifesti vari, con QuarkXpress , PhotoShop e MacroMedia Director acquistati direttamente dagli Stati Uniti. Erano i tempi delle guerre di “religione” tra i sostenitori del mondo Apple, che si consideravano eredi legittimi della beat generation, e gli occhialuti sostenitori di Bill Gates, zelanti adoratori di rito DOS e CP/M. Da allora per me fu un crescendo di mele colorate: un Mac IIci pagato uno sproposito, un Cx, un Vx, un Performa, il primo Newton arrivato in Puglia (lo conservo ancora funzionante), il G3, il G4, tutti i vari Imac e tanto altro che forse non ricordo. Ma grazie a questi cospicui investimenti fummo in grado di avvicinarci al mondo della grafica tridimensionale: i primi renderings per pubblicazioni a stampa, in alta risoluzione, vennero realizzati dal sottoscritto con un vecchio software per Mac che si chiamava Crystal Topas; anche Renderman della Pixar fu tra i miei preferiti, insieme alle prime versioni di POV-Ray e al glorioso Radar/CH.

Un giorno del 1990, in un ufficio del Dipartimento di Fisica a Bari, un docente di cui non ricordo il nome, conoscendo il mio interesse per l’informatica,  mi mostrò un NexTCube il cui monitor sfarfallava in maniera caotica, perdendo ogni tanto completamente il segnale; fortunatamente bastò reinserire il cavo di collegamento video per farlo riprendere; grazie a questo semplice espediente ebbi la fortuna di vedere la mia prima pagina web. Il professore, che si occupava di fisica delle alte energie, era collegato con il CERN, tramite un software molto simile ai navigatori attuali, che poi ho scoperto essere Nexus, uno dei primi browser realizzato proprio da Tim Berners-Lee. Seduto alla sedia guardando quella pagina mi sentii come Neo in quella scena di Matrix, quando Morpheus gli propone di conoscere la verità. Presi la pillola rossa quel giorno: abbandonai gli studi di fisica e si ricominciò… a spendere. Considerata l’impossibilità economica di un investimento nel noleggio di una linea dedicata ad Internet, dato che a quei tempi l’unica offerta di connessione alla rete era targata France Telecom e richiedeva cifre mensili assolutamente fuori di ogni logica, ripiegammo per l’acquisto di due linee telefoniche normali, con due modem da 2400 baud con cui fondammo QuasarBBS: entrammo così in contatto con il mondo parallelo delle reti. Fidonet, Alt2600, Phrack, le varie box di tutti i colori, Captain Crunch,   erano termini di cui ben presto conoscemmo il significato Da lì il passo verso gli outdials ed i NUA americani fu molto breve: le BBS statunitensi, il Minitel francese, il Videotel italiano, sono stati una miniera inesauribile di esperienze, conoscenze e scambi culturali forse molto più proficui di  qualsiasi corso di laurea.  La gente oggi pensa all’informatica di 20 anni fa come ad un hobby complicato per ragazzini  poco propensi alla vita sociale, un po’ nerds e un po’ secchioni. in realtà l’underground digitale, anche in Italia, è stata l’origine dei cambiamenti epocali che stiamo vivendo, anche se probabilmente oggi nessuno conosce John Draper o Steve Wozniak.

Risale agli anni ’90 anche il mio primo incontro con l’automazione industriale. Grazie alle esperienze elettroniche ed informatiche che avevo acquisito in rete, spesso alcune aziende mi chiamavano per risolvere problemi sui sistemi informatici di controllo, a volte venduti senza nemmeno un corso base sull’utilizzo; fu il caso di diverse aziende manifatturiere qui in Puglia, che disponevano di macchinari di ultima generazione quasi inutilizzati per mancanza di competenze. Iniziai così ad occuparmi tutti i giorni di CAD/CAM e di automazione su sistemi di ogni tipo; dai telai jacquard alle macchine da ricamo programmabili in Gerber, dai centri di lavoro per lavorazione del legno ai plotter da taglio per i pellami, fino alle macchine da taglio laser e plasma. Ho avuto modo di lavorare con software CAD/CAM come Colorado per il tessile, AlphaCAM per il legno, marmo, metallo e tanti altri programmi , di cui si è persa anche la memoria, fino ad approdare alla “killer application”; la modellazione solida parametrica di cui Topsolid’Design di Missler Software è oggi l’interprete secondo me migliore in assoluto.  In questi ultimi anni ho avuto la possibilità di seguire da vicino l’evoluzione di cio’ che dovrebbe essere la prossima rivoluzione industriale; la tecnologia di stampa 3D open source, rappresentata dal progetto Reprap, di cui sono un accanito sostenitore. Un modo logico di continuare il percorso iniziato quasi 40 anni fa davanti ad un vecchio videogame, un viaggio carico di soddisfazioni personali e delusioni cocenti, ma che continua con lo stesso entusiasmo di quegli anni ormai lontani, con la stessa voglia di condividere i saperi e le conoscenze con tutti coloro che le riterranno utili.

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